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:: 16.7.02 ::

TV di strada o di condominio
E' nata un mesetto fa a Bologna la prima TV di strada, Orfeo TV, tra la curiosità dei passanti e di qualche giornalista rimasto ad ascoltare le dichiariazioni tra il ludico e l'ideologico di Bifo (con qualche incursione nel tecnologico, anzi nell'elettrotecnico). Ancora nessuno è riuscito a capire quanto c'è di rivoluzionario e quanto invece di puro divertissement di un elite artistica, in questa iniziativa di una TV pirata, dal raggio di azione di poche centinaia di metri, destinata a raggiungere soltanto le TV di casa di una manciata di famiglie. Ma ciò che l'iniziativa di Orfeo TV ha innescato a cascata potrebbe dare un nuovo senso a quel gesto bolognese. Infatti in diverse città d'Italia stanno prendendo piede altri gruppi: gruppi di folli che vogliono trasmettere qualsiasi cosa a pochi vicini di casa, rischiando per di più una denuncia e il sequestro dei (pur miseri) investimenti. Oppure gruppi di visionari che hanno intuito che forse dal basso si può scardinare un sistema che non accettano (e in cui spesso invece lavorano).
Le TV di strada a mio avviso scardinano veramente un sistema, e non tanto perché propongono un nuovo assetto proprietario diverso dalle grandi concentrazioni nazionali (questo lo fanno anche alcune piccole TV locali); non solo perché sono illegali; non tanto perché possono trasmettere messaggi diversi da ciò che impera (questo lo si può fare molto più efficacemente con altri mezzi di più ampia gittata). Piuttosto perché rimettono in discussione alcuni parametri considerati intoccabili del sistema radiotelevisivo, legati al concetto di target e di audience. Una TV che ha 200 o 400 metri di raggio d'azione nasce minoritaria per struttura ma generalista per necessità. Deve parlare a tutti in quell'area, non può permettersi di essere di nicchia. Si tratta quindi di un qualcosa che va contro il mainstream che afferma che la TV generalista sia morta e la TV del futuro (come quella satellitare, per intenderci) debba essere costituita da canali tematici, di nicchia, autolimitati ad un ambito da cui mai si esce e mai ci si libera. In questo caso invece diventa necessario trovare un linguaggio che consente di parlare a target molto differenziati, legati fra loro (solo, ma non è poco) dall'appartenenza ad un territorio. Una sfida ben più interessante (e sempre nuova, man mano che si sposta di quartiere in quartiere) che non quella di parlare soltanto a coloro che sono legati ad un "tema" - la natura, i viaggi, il ciclismo, le scommesse, il sesso, il cinema tedesco d'autore e via dicendo. Ritorniamo al generalista, ma su nuova base. Non è parlare a tutti, dove "tutti" sono una massa indifferenziata di audience completamente diverse l'una dall'altra, ma non è neanche trovarsi a parlare soltanto a chi è "narrow-minded", interessato soltanto a quel tema iperspecifico, senza possibilità di contaminazioni. Si tratta di trovare nuovi linguaggi, nuovi temi, e poi studiarne l'esportabilità in realtà territoriali diverse. In bocca al lupo a tutte le TV di strada.

:: sandra 7/16/2002 08:20:00 PM :: permalink
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