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:: 21.3.03 ::

Il software libero e l'etica della solidarietà
Richard Stallman a Roma nel giorno dell'attacco USA all'Iraq


Nella Facoltà di Sociologia il "guru" del software libero presenta la sua battaglia
E' piena di bandiere per la pace la sala dove oggi Richard Stallman, a Roma, ha parlato a studenti e ricercatori dell'Università La Sapienza del suo lavoro e della filosofia del software libero.
Stallman, fondatore della Free Software Foundation, iniziatore del progetto GNU, da anni si batte contro la logica del copyright e dei brevetti in campo informatico. La sua battaglia - ha spiegato oggi - è una battaglia di libertà fondata soprattutto su considerazioni di carattere etico. Ed è soprattutto grazie a questo programmatore idealista, con lo sguardo del sognatore, che oggi esiste una comunità mondiale di sviluppatori che produce software rendendone disponibili i codici sorgenti, rifiutando di imporre vincoli di copyright, e consentendo a tutti gli altri membri della comunità di riprodurli, modificarli liberamente e distribuirli a tutti coloro che ne vogliono fare uso. Oggi esistono decine di milioni di persone che utilizzano software libero in tutto il mondo, liberando le risorse che altrimenti dovrebbero essere usate per pagare le licenze alle case produttrici di software e soprattutto consentendo una rapida crescita intellettuale collettiva grazie alla condivisione delle scoperte e dei saperi.

Non è solo una questione tecnologica, è una questione di libertà e diritti
Le parole pace, libertà, solidarietà, condivisione ricorrono negli interventi di Stallman e degli altri oratori di questa giornata organizzata dal Dipartimento di Sociologia della Comunicazione.
E' chiaro a tutti che, nel giorno dell'attacco USA all'Iraq, qui non stiamo parlando solo di informatica ma di come contrastare la logica del controllo totale e della massificazione praticata dalle grandi corporation. Ad affermare la necessità dello scambio, della contaminazione tra saperi diversi e della cooperazione per la crescita collettiva della conoscenza è un americano ma, come nota il senatore verde Fiorello Cortiana, un americano ben diverso rispetto al suo Presidente George Bush.

Il santone ironico
Stallman, da parte sua, non ha i modi dell'informatico ma quelli del profeta carismatico. E sulla sua immagine di santone gioca quando, al termine della sua relazione, indossa improvvisamente una tunica ed un'aureola (realizzata con un vecchio laser disc) e si proclama, con spettacolare autoironia, il santo di una religione che promette la libertà – ma almeno a differenza di altre, ride Stallman, non pretende il celibato dai suoi sacerdoti.

Software libero e software proprietario: la morale rovesciata
Sono molti i bersagli teorici contro cui si è sofferma il discorso Stallman. Prima di tutto, il software proprietario. Software libero non significa software gratuito (il termine inglese, free, si presterebbe naturalmente all'equivoco). Anche il software libero spesso viene pagato. Ma ciò che lo distingue è che ne rimane sempre disponibile il codice sorgente, perché l'utilizzatore possa analizzarlo, modificarlo, copiarlo e distribuirlo a chiunque, sia nella forma originale sia con le variazioni che egli ha liberamente apportato. Ne derivano prodotti molto più potenti e stabili, perché corretti e migliorati con l'apporto di tutta la comunità, a differenza del software proprietario cui possono collaborare solo i depositari del codice, che rimane segreto. Ne deriva inoltre che la logica del software libero incentiva la collaborazione e la solidarietà tra le persone, a differenza di quanto avviene con la logica dei sistemi proprietari, che ha portato gli Stati Uniti a vietare la copia e la condivisione di prodotti intellettuali e ad insegnare ai propri bambini una morale rovesciata, in cui il cattivo è colui che condivide le conoscenze, il buono colui che impedisce al vicino di usare il proprio software.

La "licenza" GNU/GPL e il copyleft
Per contrastare il sistema "immorale" del copyright, che blocca la condivisione delle conoscenze, la Free Software Foundation ha ideato la licenza GNU/GPL, chiamata anche, con un gioco di parole, "copyleft". Si tratta di una licenza applicata ai software liberi che permette di utilizzare, distribuire, modificare a proprio piacimento il programma, purché nel ridistribuirlo si mantenga la stessa licenza copyleft. In pratica, consente di fare tutto con quel materiale fuorché imporgli un copyright che non c'era.

Open source e software libero: sinonimi ma contrari
La disponibilità del codice sorgente è una condizione necessaria. Ma Stallman non ama l'espressione ormai molto comune "open source" (codice aperto). Come ha spiegato, il movimento Open Source è nato successivamente alla sua Free Software Foundation e proprio in opposizione ad essa. E' un movimento che condivide le considerazioni sull'utilità pratica del software libero ma non i presupposti ideologici e libertari. Per questo, ha adottato un approccio meno politico, più pragmatico e soprattutto più "corporate friendly", cioè più morbido nei confronti delle aziende. Non a caso oggi le aziende che abbracciano la logica del software libero preferiscono utilizzare l'espressione open source, scevra da implicazioni politiche e ideologiche. Ma sono proprio queste implicazioni che stanno a cuore a Stallman che quindi chiede di non riferirsi al suo lavoro con l'espressione open source, per non tradirne i presupposti.

GNU e Linux, un sistema unitario. Ma non confondiamo i termini
Un'altra confusione terminologica dà pena a Stallman, oltre a quella tra open source e free software, è quella tra GNU e Linux. GNU (si pronuncia con la g dura) è il progetto che comprende tutti i software non proprietari progettati in modo da poter funzionare tutti insieme, formando appunto un sistema, il sistema GNU. Per poter essere del tutto autosufficiente, deve essere dotato di un kernel, un "cuore" anch'esso libero, cioè di un sistema operativo che consenta ai software di girare. Fino a che non fu sviluppato il kernel, i software sviluppati nell'ambito del progetto dovevano appoggiarsi ad un altro sistema operativo non libero (Unix). Ecco perché il nome: GNU è un acronimo ricorsivo che significa "GNU is not Unix". Quando il progetto GNU procedeva già da una decina di anni, nel 1991, Linus Thorvalds creò Linux, il kernel mancante. Il 95% del sistema, dice Stallman, già esisteva, ma Linux ha permesso il salto finale, ha costituito l'anello mancante. Pur con tutto l'apprezzamento per il lavoro di Thorvalds, Stallman non ritiene tuttavia corretto chiamare Linux tout court il sistema complessivo, nato come GNU. La sua definizione per il complesso di sistema operativo open source (Linux) e software liberi che girano su tale sistema operativo (creati dal progetto GNU) è quindi "sistema GNU/Linux".

La situazione europea: occhi aperti sulla normativa
Stallman ha lanciato per concludere un avvertimento: l'Unione Europea ha emanato e sta emanando direttive pericolose per lo sviluppo libero della ricerca nel settore del software. Direttive che seguono la direzione già imboccata purtroppo dagli Stati Uniti per la tutela del copyright e la creazione di brevetti per le funzionalità presenti nei software. C'è quindi una battaglia importante da fare in questo momento in Europa per salvaguardare la possibilità di mantenere viva la comunità del free software e più in generale la libertà della ricerca e della conoscenza.


:: sandra 3/21/2003 12:02:00 AM :: permalink
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:: 19.3.03 ::
Alla scoperta dell'eye-tracking

Idearium, il sito italiano dedicato all'interaction design e alla comunicazione web, organizza per l'inizio di aprile 2003 una giornata dedicata alla scoperta della tecnologia dell'eye tracking. Si tratta di un workshop pratico (a pagamento) che si terrà a Padova, presso il Centro Innovazione Galileo. E' qui infatti che ha sede la SRlabs, la prima azienda italiana a fornire laboratori attrezzati per questo tipo di studi. Ma che cos'è l'eye-tracking, e a cosa serve?

Il tracciamento dei movimenti oculari (eye-tracking, appunto) viene utilizzato da tempo nei laboratori di psicologia per studiare i meccanismi della percezione visiva e le vie della conoscenza del mondo esterno. I tracciatori sfruttano un raggio di luce infrarossa che colpisce la pupilla del soggetto sperimentale e viene deviato seguendo la direzione in cui punta lo sguardo.
L'immagine più nota agli studenti di psicologia è la fotografia del Busto di Nefertiti, utilizzata da Yarbus in un esperimento del 1971. Tracciando i movimenti saccadici (cioè gli spostamenti del punto di massima concentrazione dello sguardo) degli utenti che guardavano la foto, Yarbus notava come lo sguardo non vagasse in maniera casuale ma si concentrasse sistematicamente, e in modo del tutto inconsapevole, sulle parti del volto più significative: il profilo, gli occhi, la bocca.

Oggi, l'eye-tracking trova un'applicazione industriale per la validazione delle interfacce, e in particolare quelle dei siti web. Sapere dove effettivamente guardano gli utenti, in quale ordine si soffermano sulle varie sezioni della pagina, e cosa attira di più la loro attenzione (provocando la dilatazione della pupilla) è preziosissimo per i designer. Con questa tecnologia è possibile rilevare una grande mole di dati: verificare se gli utenti leggono un testo o lo scorrono solamente, tracciare esattamente per quanto tempo lo sguardo si trattiene in ogni punto, valutare l'intensità dell'attenzione suscitata da ogni zona, mettere a confronto le strategie esplorative adottate dai diversi utenti a seconda (per esempio) delle loro conoscenze pregresse o dei loro scopi immediati.

Uno dei limiti pratici della tecnologia è che può risultare inapplicabile a soggetti che portano occhiali o lenti a contatto, o che hanno pupille troppo piccole o addirittura che hanno una forte mimica facciale: strizzare gli occhi evidentemente disturba il rilevamento. Inoltre ovviamente l'eye tracking non può rivelare perché un elemento attragga lo sguardo più di altri, quanto gli utenti assimilino di ciò che vedono, e cosa si riesca a percepire tramite la visione periferica (l'eye tracker traccia soltanto il punto in cui lo sguardo si concentra, non ciò che si nota con la coda dell'occhio).

Per saperne di più
- Un breve articolo in italiano sull'eye tracking, di Rossana Florio, pubblicato sul sito Fucinaweb
- Lo studio di Yarbus sul busto di Nefertiti
- Idearium e SrLabs



:: sandra 3/19/2003 01:53:00 AM :: permalink
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