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:: 28.3.03 ::

Democrazia in rete. Come una mailing list sta lavorando alla legge sull'accessibilità

Pdl 3486: è la recente proposta di legge degli onorevoli Campa e Palmieri sull'accessibilità dei servizi telematici della pubblica amministrazione. Ma è anche il nome di una lista di discussione che sta avendo un ruolo significativo proprio all'interno del processo legislativo.

La proposta di legge Campa-Palmieri, presentata al pubblico prima in un convegno a Venezia (lo scorso dicembre) e poi nuovamente a Roma il 5 marzo, è stata sottoscritta da quasi 130 parlamentari ed è ora arrivata in discussione alla IX Commissione Trasporti e Comunicazioni.
Il testo già nella prima stesura è stato frutto della collaborazione tra i parlamentari e le principali comunità di webmaster (in particolare l'IWA, International Webmaster Association). Ora continua ad avvalersi della collaborazione dei tecnici grazie agli strumenti di rete. Come era immaginabile, una proposta di legge che muove fondi e soprattutto energie nella direzione dell'accessibilità ha subito attirato l'attenzione degli addetti ai lavori che hanno iniziato a commentare tra loro, in rete, i vari passaggi della proposta. Con commenti per lo più positivi riguardo all'iniziativa in genere, ma anche diverse critiche sul merito.

Rispondendo alle sollecitazioni che circolavano in rete, il 10 marzo è stata creata una lista di discussione tecnica (chiamata appunto pdl3486) sulla proposta di legge. L'invito a partecipare alla mailing list è stato diffuso su tutte le altre liste già esistenti e legate allo sviluppo web, all'usabilità, all'accessibilità, all'handicap. Alla lista pdl3486 partecipano i due primi firmatari, Cesare Campa e Antonio Palmieri; il moderatore è Roberto Scano dell'International Webmaster Association, che ha ricevuto mandato da Campa e Palmieri di raccogliere le proposte di revisione alla legge e fare da moderatore.

Superata quota 100 iscritti, da lunedì 24 marzo si è partiti con il lavoro di raccolta di tutte le osservazioni al testo originale e di stesura di un testo definitivo. Un lavoro "collaborativo", realizzato alla luce del sole, sotto gli occhi e con il contributo di tutti gli esperti presenti in lista, a prescindere dalle appartenenze politiche e dagli schieramenti. Come ha detto l'on. Palmieri intervenendo in lista, si tratta di una legge che è sempre meno "dei firmatari" e sempre più "di tutti".

La commissione referente, che per questa proposta è la Commissione IX (trasporti e comunicazioni), per legge ha la possibilità di dare audizione a rappresentanti di associazioni, aziende, ecc. interessati dal disegno di legge, prima di proporre la stesura finale del testo alle votazioni di Camera e Senato. La lista di discussione si inserisce a questo punto dell'iter normativo, proponendosi di portare suggerimenti al miglioramento del testo in Commissione.

E' ovvio che questo tipo di procedimento "orizzontale" e di coinvolgimento "dal basso" delle comunità, in modo trasversale rispetto alle appartenenze politiche, può essere applicato in questo caso grazie al carattere prevalentemente tecnico del tema.
Ma non può sfuggire che, al di là degli aspetti tecnico-informatici della questione, l'accessibilità dei servizi telematici è questione di grande rilevanza sociale e politica. Ed è forse proprio la commistione di aspetti politici e aspetti tecnici che fa di questa metodologia un interessante esperimento di democrazia diretta.

:: sandra 3/28/2003 06:25:00 PM :: permalink
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:: sandra 3/28/2003 06:25:00 PM :: permalink
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:: 25.3.03 ::
Yahoo! contro Google: il tramonto delle directory

Il più grande indice di risorse del mondo deve oggi i suoi ricavi solo alle parnership commerciali con le terze parti Ouverture e Google. Le aziende hanno smesso di pagare per essere segnalate. Ormai, essere su Yahoo! o no non fa grossa differenza.


La trasformazione delle directory
Cosa sta accadendo ai motori di ricerca e all'universo che gli gira intorno, fatto di aziende specializzate, web marketing managers e recensori al lavoro per i portali? Si tratta di un business che sta cambiando velocemente le sue regole e i suoi assetti.

Yahoo! è l'ex-leader del settore della ricerca sul web, in posizione dominante fin dalla metà degli anni Novanta. Fino a qualche tempo fa, soddisfava la maggior parte delle richieste dei navigatori grazie alla sua gigantesca directory: milioni di siti categorizzati e recensiti, uno per uno, da uno stuolo di editor. Dipendenti "umani" (non robot) che vagliano i siti web disponibili sulla rete e li selezionano per facilitare il reperimento di informazioni. Ma chi paga tutto ciò? Negli anni Novanta, le entrate erano affidate alla pubblicità. Con la crisi del modello pubblicitario, dal 1999, l'inserimento su Yahoo! ha iniziato ad essere a carico delle aziende recensite.

Ma la trasformazione commerciale delle directory, a distanza di due anni, sembra averle trascinate nel baratro. Perdendo la loro iniziale vocazione "indipendente", sembrano aver perso ogni motivo di esistere. Le tecnologie disponibili e gli stili della fruizione si sono evoluti. Oggi, sia gli utenti che i web marketer delle aziende dimostrano di preferire alle directory di fattura umana altri strumenti.

Il trionfo di Google e Ouverture
Lo strumento più usato da chi naviga per reperire informazioni è l'algoritmo automatico. Primo fra tutti, quello sviluppato da Google.
Potentissimo quanto ad ampiezza della base di dati, visto che ricerca all'interno di 4 miliardi di pagine, e poi estremamente sofisticato nella ricerca di contenuti.
I risultati della ricerca con l'algoritmo di Google sono di norma molto più soddisfacenti di quelli in una directory, nonostante manchi l'apporto umano.
Al contrario: l'automatismo della ricerca dà più fiducia al navigatore sull'indipendenza dei risultati.

Se gli utenti preferiscono alle directory gli algoritmi automatici, allora i settori marketing delle aziende, piuttosto che pagare per comparire nelle directory, preferiscono acquistare annunci a pagamento inseriti nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.
Il testo dell'annuncio non è frutto di un lavoro redazionale ma è fornito dall'inserzionista, che ha il doppio vantaggio di apparire in cima ai risultati per ricerche specifiche, e di esercitare un controllo totale sul testo di presentazione del suo sito. Un sistema pubblicitario pensato appositamente per il business dei motori di ricerca, e guidato oggi dall'azienda specializzata Ouverture.

La crisi di Yahoo! e ODP
L'altra grande directory al fianco di Yahoo! è ODP, Open Directory Project, fondata da Netscape nel 1998 con il nome NewHoo e oggi di proprietà del gruppo AOL Time Warner. ODP è la directory che Google affianca al suo celebre motore di ricerca. Alimentata da oltre 200.000 recensori volontari in tutto il mondo, sembra soffrire di numerosi problemi. I recensori sono sommersi dallo spam, i tempi di inserimento sono estremamente dilatati. Ed è dietro l'angolo il pericolo che tra i recensori volontari si annidino i consulenti di web marketing al soldo delle aziende che recensiscono. Anche qui, la logica dell'indipendenza che ha tenuto a battesimo la directory sembra offuscarsi.

Quanto a Yahoo!, dallo scorso ottobre, il suo bilancio non è più trainato dalle recensioni a pagamento per la directory, ma dalle partnership commerciali strette con le terze parti Google e Ouverture. L'algoritmo di ricerca di Google e gli annunci a pagamento di Ouverture, inseriti inizialmente a margine del classico servizio di directory, oggi sono le funzionalità più usate e più remunerative.

Quale futuro per Yahoo?
In un articolo comparso ieri su CNet News.com, Stefanie Olsen e Jim Hu si chiedono quale possa essere in questo scenario il futuro di Yahoo!. Acronimo per "Yet Another Hierarchical Officious Oracle", quando fu fondata, a Stanford nel 1994, da Jerry Yang e David Filo aveva una missione ben precisa: dare ordine al caos del web. Il principio dell'organizzazione e recensione manuale dei siti fa parte del DNA di Yahoo!. Ma oggi a cosa servono tutti i suoi editors? Olsen e Hu riportano le voci che stanno girando negli Stati Uniti sullo smantellamento del sistema di recensori, spostati ai reparti commerciali. I manager dell'azienda negano.

Quello che è innegabile è che oggi i direttori marketing non sentono più come una necessità comparire in Yahoo!. Se la maggior parte del traffico web deriva dagli algoritmi automatici di ricerca di Google o dalle pubblicità a pagamento nei motori, l'inserimento dei motori di ricerca inizia a non fare più gola. E anche le società che propongono servizi di posizionamento, come Ad Maiora in Italia, devono fare i conti con una realtà mutata. Le quote di bilancio riservate all'inserimento nelle directory si spostano dai servizi a pagamento per l'inserimento nelle directory agli annunci a pagamento nei motori di ricerca.

Il paradosso è che oggi la motivazione principale a comparire nelle directory come Yahoo! e ODP è che questa presenza fa crescere l'indice di popolarità (il PageRank) che permette di risultare più in alto nelle ricerche di Google.
Triste destino per quella che una volta era la stella del web, oggi un fanalino al servizio del nuovo re.

:: sandra 3/25/2003 12:10:00 PM :: permalink
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