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:: 1.8.03 ::

Piccole folle si materializzano e scompaiono. E' un flashmob

Ieri il secondo "flashmob" romano: un raduno improvviso e fugace, senza scopo, reso possibile dalle tecnologie di comunicazione in tempo reale.

Per una volta "mob" non sta per mobile. "Mob vuol dire folla, massa, assembramento, ma può voler anche dire mobilitazione. Flash Mob è un incontro casuale di un incerto numero di persone che si ritrovano per fare una cosa assolutamente priva di senso. L'unico punto di contatto è una mail recapitata nel vostra casella elettronica che vi chiede di esserci. Non sapete che cosà accadrà, ne è giusto che lo chiediate, per questo non potete mancare".
Così, le persone che ierisera si sono trovate in zona Esquilino a Roma e hanno inscenato una finta rissa e altri comportamenti illogici, per poi dileguarsi immediatamente, non si conoscevano, non avevano nessun legame e nessun messaggio da lanciare. Erano solo attori di un grande gioco di ruolo, che aveva come scenario il centro di una metropoli. Protagonisti di un comportamento del tutto disfunzionale e ludico, per questo irresistibile e provocatorio.

Il giorno prima si era svolto il primo flashmob tedesco a Berlino e in tutto il mondo contemporaneamente c'era chi si stava divertendo ad organizzarne altri analoghi, ma con un copione sempre diverso, nei negozi, per le strade, nelle metropolitane.
In futuro, probabilmente, si faranno flashmob promozionali, flashmob di protesta, flashmob di festa. Ma di per sé il flashmob, per lo meno questo delle origini, non ha un motivo o una spiegazione "esterna". Viene convocato d'improvviso, via email o via sms, seguendo vie più o meno casuali. Non è detto che tu lo venga a sapere, ma se fai parte dei "circuiti" giusti, non puoi non venirlo a sapere. Ed è proprio la mancanza di una motivazione e di un pubblico individuato a renderlo inafferrabile ed estremamente provocatorio (o estremamente folle) per chi è abituato a ragionare entro i ranghi delle logiche del marketing e della causalità lineare.

I partecipanti a questo gigantesco gioco di ruolo sono guidati (gli scettici dicono "telecomandati") da un master che fornisce il copione solo all'ultimo momento, e indica come terreno di gioco una frazione di territorio urbano, antropizzato, dove la vita quotidiana continua e il resto della cittadinanza (improvvisamente eletta a personaggio inconsapevole di una fiction) viene colta di sorpresa e non può comprendere cosa stia accadendo. Non a caso il rapporto con i giornalisti è ambivalente: la copertura mediatica fa parte del gioco e della provocazione (se nessuno se ne accorgesse si tratterebbe di un fallimento), ma il giornalista è allo stesso tempo l'agente della realtà che smaschera il giocatore e lo denuda, e quindi va tenuto lontano.

Altra caratteristica particolare del flashmob è quella di mettere in relazione in modo nuovo le tecnologie con il territorio e con il tempo. Parenti stretti del flashmob sono il rave party (che cambia sempre collocazione, sfuggendo così al controlo delle autorità: tutti coloro che fanno parte del giro sanno sempre dove sarà, ma non è scritto da nessuna parte) o il book-crossing (la pratica di abbandonare i libri già letti in giro perché qualcuno li ritrovi. Certo è impossibile sapere dove e quando ne troverai uno: lo spazio entra in gioco come variabile imprevedibile, il territorio diventa lo scacchiere in scala 1:1 di un gioco tra soggetti che non si sono mai incontrati e mai si incontreranno).

Questo tipo di pratiche, per chi ha interesse a leggerle in chiave sociopolitica - ma attenzione, a farlo sono solo alcuni - segnano la contraddizione delle regole economiche del libero mercato: un mondo in cui i comportamenti siano regolati dalla legge della massimizzazione del profitto, i consumatori siano prevedibili e i loro gusti indirizzabili, le scelte dettate dalla valutazione delle caratteristiche e influenzate dalla comunicazione pubblicitaria. Un mondo individualistico e razionale. Ma il flashmob è una scheggia impazzita, una demistificazione della comunicazione, un'azione di "guerriglia" comunicativa (cfr. il sito www.guerrigliamarketing.it).
Ci si comporta, per gioco e per provocazione, come gli insetti o gli stormi di uccelli che si avvicinano e si allontanano senza un perché apparente, quindi senza alcuna possibilità di essere ricondotti ad una logica - e tantomeno manipolati - da forze esterne.

Ovviamente c'è un'altra lettura possibile. Rattus Norvegicus oggi su Rekombinant (www.rekombinant.org), in un post dal titolo "Psicotopologia dello spazio quotidiano", si interrogava sull'opportunità di entusiasmarsi per questa che in realtà non è che una pratica behavioristica, un'altra forma di meccanizzazione dei comportamenti. Più che un atto di guerriglia che provoca conflitto e quindi innovazione, secondo questa lettura critica il flashmob può rivelarsi una mobilitazione indebolita, piegata alla logica del lavoro intermittente, catturata nella trappola dialettica dell'immediatezza, che espunge ogni forma residua di vita intelligente.

Per saperne di più sui flashmob
- in italiano: Flashmob.fantasmaformaggino.it
- in inglese: Flashmob.twoday.net oppure Cheesebikini
- il sito del libro di Howard Rheingold, ex profeta della realtà virtuale, pubblicato nel 2002 con il titolo "Smart Mobs. The next social revolution".

:: sandra 8/01/2003 06:25:00 PM :: permalink
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:: 31.7.03 ::
Ed ecco anche i moblog

Per i patiti della connessione 24 ore su 24, esiste ora la possibilita’ di alimentare il proprio narcisismo telematico anche via telefonino: Wind ha infatti inaugurato, all’interno della community Digiland, anche lo spazio dei moblog. Ovvero: blog pubblicati sul web ma alimentabili via mms o sms, e quindi “blog mobili”.

Nulla da eccepire, naturalmente, sul fronte delle potenzialita’ di questa ulteriore intersezione tra telefonia mobile e web: i dubbi pero’ sorgono quando si va a scorrere i contenuti che finora i moblog offrono. La directory piu’ nutrita e’ per ora quella dei diari personali: ma ahime’, lo sconforto incalza quando si prova a scorrerli. I piu’ vivaci riportano quattro messaggi (mentre sto scrivendo), gli altri a decrescere; in alcuni casi si tratta solo di foto (ad esempio dei membri della famiglia) corredate da stringate didascalie. Si’, sara’ anche il fatto che il servizio e’ appena partito: ma la parsimonia verbale dei mobloggatori colpisce gia’ in queste che sono poco piu’ di prove tecniche di trasmissione.

Colpisce perche’ sembra quasi di assistere ad una inversione di tendenza. I blog sono stati – e sono tuttora, checche’ ne dicano i molti detrattori – un forte richiamo all’importanza dei contenuti sul web: grafiche scarne, a volte addirittura spartane, destinate ad essere utilizzate come scatole della “cose da dire”. Che possono essere del piu’ vario tipo: personali – narcisistiche secondo i detrattori - , oppure contro-informative, oppure saperi di nicchia… ma chi apre un blog ha in ogni caso qualcosa da comunicare. La parola e’ sovrana, a lei si affidano racconti quotidiani, poesie, discussioni, esplorazioni del mondo reale o virtuale. Anche l’esperimento del video blog, ovvero Vog (hypertext.rmit.edu.au/vog) e’ rimasto comunque fortemente ancora al “senso” e alla profondita’ del testo (in qualsiasi modo lo si voglia intendere): tanto e’ vero che nel manifesto Vogma si fa addirittura riferimento alle avanguardie cinematografiche russe, sottolineando che “Vog e’ Dziga Vertov con un Mac e un modem”.

Invece, questi neonati moblog appaiono comunicazioni effimere, talmente lievi che diventa difficile afferrarle: forse sono solo un gioco tecnologico, spinto dalla curiosita’ dei giovani utenti degli mms. Comunque, il sistema allestito da Wind prevede che se entro due mesi dalla fondazione il numero dei messaggi inviati a un moblog della community fosse inferiore a 5, il moblog venga cancellato. Vedremo se questa neonata sezione di Digiland trovera’ un suo spessore, o se invece diventera’ il cimitero dei weblog mobili.

Se vuoi curiosare tra i moblog ecco la sezione a loro dedicata su Digiland


:: chiara 7/31/2003 01:18:00 PM :: permalink
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:: 29.7.03 ::
Polymedia Lab a Ginevra: un controvertice operativo

Il primo "Summit mondiale sulla società dell'informazione" (WSIS) si terrà a Ginevra dal 10 al 12 dicembre, e promette di toccare una serie di temi molto controversi e allo stesso tempo centrali per individuare la direttrice di sviluppo della società dell'informazione nei prossimi anni - non solo sul piano tecnologico ma su quello intellettuale inteso nel senso più ampio.
Sul piatto infatti le problematiche del digital divide (l'emarginazione provocata dall'utilizzo intensivo di tecnologie avanzate, che esclude gran parte della cittadinanza), censura e controllo dei mezzi di comunicazione digitale, proprietà intellettuale e copyright (terreno di un annoso braccio di ferro tra corporations e comunità degli utenti, che molto spesso continua a vedere i governi dalla parte delle prime, per ovvie ragioni economiche e di lobbying), privatizzazione del sapere, concentrazione dei media.
Che il controllo dell'informazione e delle tecnologie della comunicazione sia oggi il terreno principale per l'esercizio del potere è chiaro ormai tanto ai governi quanto ai movimenti di opposizione. E' quindi naturale aspettarsi un dibattito infuocato, dentro e fuori i palazzi del summit.
Dai movimenti, ed in particolare dalla rete di Indymedia, è nata la proposta di un contro-evento da tenersi a Ginevra nei giorni del Summit, strutturato come un laboratorio di comunicazione polimediale.

Basato sull'esperienza dell'Hub di Firenze dello scorso autunno, il "Polymedia Lab" si annuncia come uno spazio temporaneo di sperimentazione e confronto per progetti di comunicazione alternativi, basati sulla condivisione delle conoscenze e sull'organizzazione "orizzontale" del lavoro, tesi a presentare una visione alternativa della società dell'informazione.
Una visione contrapposta a quella che si presume sarà adottatata dal WSIS, cioè quella dominante nel mondo degli affari e delle grandi multinazionali, che preferiscono leggere la società dell'informazione come un mondo basato sulla gerarchia, l'esclusione, il controllo, la repressione e lo sfruttamento del lavoro intellettuale.
Concretamente, il Lab si presenterà come un grande centro media con accesso pubblico ai computer, una TV e una radio "pirata" di portata locale, streaming video e audio interattivo dal summit e da altri luoghi del mondo dove sono attivi medialab di controinformazione, e una serie di workshop sui temi della società dell'informazione vista dall'altro capo: la concentrazione dei media, i diritti di proprietà intellettuale, la guerra dell'informazione ecc. Accanto a questo, workshop di condivisione della conoscenza sugli aspetti più tecnici (Linux, cifratura, WiFi, trasmissione satellitare, hacking, streaming) o meno tecnici (comunicazione orizzontale, gestione di TV libere in rete, controinformazione nel circuito Indymedia), con la possibilità di interagire e partecipare anche da altri medialab in giro per il mondo.
Per chi volesse mettersi in contatto con l'organizzazione del Polymedia Lab: wsis@nadir.org.

:: sandra 7/29/2003 12:12:00 PM :: permalink
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:: 28.7.03 ::
Nasce il sistema informativo statistico nazionale sulla società dell'informazione

Su iniziativa congiunta del Ministero dell'Innovazione Tecnologica e dell'Istituto Nazionale di Statistica, è nato un nuovo strumento per la conoscenza del mondo ICT italiano: la banca dati statistica nazionale sullo sviluppo della società dell'informazione in Italia.
Non è ancora noto dei dettagli quale sarà il tipo di informazioni che confluiranno nella banca dati; quello che è certo, è che si tratterà di indicatori relativi all'utilizzo dell'ICT, cioè delle tecnologie per l'informazione e la comunicazione, all'interno di imprese, famiglie, privati cittadini e pubbliche amministrazioni.
Il sistema sarà alimentato dalle rilevazioni dell'Istat, dai lavori prodotti da tutta la rete di operatori statistici appartenenti al cosiddetto Sistema statistico nazionale (il Sistan), e da dati di fonte amministrativa.
L'esistenza di una banca dati sullo stato dell'ICT permetterà di adempiere alle richieste comunitarie di indicatori statistici che possano essere trattati da organismi sovranazionali; in particolare, l'Italia potrà ora soddisfare la normativa Comunitaria che impone a tutti i paesi membri di fornire periodicamente dati statistici sullo sviluppo tecnologico e la società dell'informazione all'Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea.
Ma oltre a questo, il monitoraggio servirà nelle intenzioni del Governo per pianificare le azioni future di sviluppo dell'innovazione tecnologica ed in particolare digitale. Un modo quindi per conoscere meglio lo stato dell'arte e saper intervenire per lo sviluppo con incentivi mirati.

:: sandra 7/28/2003 02:05:00 PM :: permalink
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