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:: 31.3.04 ::

Tradurre un sito in piu' lingue. Now panic again

Ad un anno e mezzo di distanza dalla mia ultima fatica in questo campo, eccomi di nuovo in procinto di lanciare la versione multilingua di un sito piuttosto complesso. Rispetto all'articolo pubblicato a suo tempo su Pretesti, nell'ottobre 2002, mi sento di aggiungere qualche nuova riflessione. (Da notare che in tutto questo tempo non sono emerse novita' tecnologiche che cambino radicalmente il senso del discorso).

Aiuto, i caratteri
Continuano a costituire un semi-incubo, tanto piu' se il sistema di web editing/web content management che si utilizza non supporta il formato Unicode. In questo caso infatti ci si puo' ritrovare a lavorare con una sequenza di caratteri illeggibili, che magari saranno visualizzati correttamente sul browser dall'utente finale, ma possono mandare al manicomio i poveri editor che devono inserire link e formattazione. Il caso piu' drammatico e' costituito non tanto dal cirillico quanto dall'arabo: soprattutto perche' richiederebbe di invertire l'orientamento della pagina e quindi l'allineamento di tutti i menu e di tutti gli stili. Opzione che nella maggior parte dei casi semplicemente e' accantonata come impensabile.

La razionalita' della struttura
Ancora una volta nel panico totale e' premiato il buon architetto/sviluppatore che aveva usato stili, templates ecc. Nella mia prima avventura lo avevo detto solo per inciso ma ora credo che questa considerazione si meriti un paragrafo a se'. Un sito che abbia optato per il layout manuale "quick and dirty" e che non utilizzi stili, templates, menu dinamici, testo al posto delle grafiche, componenti di contenuto riutilizzati in piu' pagine e tutte queste soluzioni razionali, non pu? neanche pensare di diventare multilingua.

Web content manager vs web editor
Se il sito e' realizzato con un web content manager piuttosto che con un web editor non si porra' il problema di come nominare le directory e i file (il tutto sara' fatto automaticamente dal sistema di content management). Altro vantaggio, il passaggio da una versione in lingua all'altra non dovra' necessariamente rimandare alla homepage ma potra' lasciare sulla stessa pagina. Questo consente all'utente di verificare subito i diversi contenuti: attenzione, sara' molto piu' importante mantenere allora la coerenza!

Tutto, niente o qualcosa di diverso?
Non abbiamo piu' dunque versioni parallele del sito ma una corrispondenza pagina per pagina. Per ogni pagina del sito quindi c'e' la scelta: o la traduco, o non la traduco, o la traduco in parte. E' qui il rischio di perdersi l'utente per strada: come fare a fargli capire che nella versione originale trovera' maggiori contenuti, per esempio aggiornamenti piu' regolari? Si puo' ripetere una frasetta magica "Vai alla versione XXX per trovare maggiori informazioni su questo argomento", ma sappiamo che gli utenti hanno l'abilita' particolare di dribblare avvisi e avvertimenti. La soluzione migliore, per me, rimane una sola: se non posso tradurre tutto, non traduco affatto la pagina (mostranco cosi' la versione di default, quella in lingua madre). Ma cio' prevede che si prenda una decisione a monte sull'architettura: cercare di non mescolare mai in una stessa pagina contenuto "statico" e contenuto aggiornato spesso. Per esempio puo' creare problemi se in una stessa pagina ho sia la spiegazione di come funzionano le assunzioni nell'azienda (che sarebbe bene fornire in tutte le lingue) sia l'elenco delle posizioni aperte (che pero' verra' aggiornato solo nella lingua madre). In questo caso creare una pagina tradotta senza gli annunci delle posizioni aperte puo' confondere l'utente, che non intuisce a prima vista che deve andare alla versione originale, e magari si convince che non ci sono posizioni aperte. Meglio quindi separare (anche nella lingua originale) i contenuti in due pagine diverse, a meno che gli aggiornamenti non siano richiamabili tramite un componente dinamico che puo' essere inserito in tutte le versioni multilingua.

Cosa e' cambiato nel mondo intorno a noi
Due cose fondamentali sono cambiate in questo anno e mezzo. La prima e' che i servizi di traduzione automatica si sono diffusi e sono sempre piu' conosciuti. Ma secondo me, questo ha poco impatto sul progetto di fornire una traduzione professionale e strutturata del proprio sito. La seconda, e' che si sono affermate ancora di piu' societa' specializzate nella traduzione per Internet. Che secondo me vale la pena di prendere in considerazione, vista la specificita' del lavoro richiesto.

Datemi un editor s'il vous plait
Consiglio finale: sarebbe bene poter disporre della collaborazione, subito prima del lancio, di un editor madrelingua e con una certa esperienza del sito web in questione (uno per ogni lingua in cui si va a tradurre il sito, e' chiaro).

:: sandra 3/31/2004 03:11:00 PM :: permalink
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