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:: 9.1.06 ::

User centered design: è possibile applicarlo alla televisione?


Sono da molto tempo appassionata di progettazione centrata sull'utente: la applico con costanza come metodo didattico nelle mie lezioni di progettazione per il web, e non appena posso ne utilizzo i principi nella mia attività professionale (e il motivo per cui questo non sempre – anzi raramente - è possibile in Italia merita un'analisi più approfondita). Ma da un po' di tempo mi chiedo: è possibile applicare questo metodo di progettazione anche alla televisione? Soprattutto, alla televisione digitale?

La mia risposta, inequivocabilmente, è sì. Io credo sia davvero possibile far nascere una “user centered television”, che utilizzi a fondamento della propria creatività le tecniche, in particolare, definite da Alan Cooper nel design centrato sugli obiettivi (nato per la progettazione del software, e applicabile con grande validità anche al web). E cioè la definizione di Personaggi, Obiettivi e Scenari. Soprattutto, mi affascina – in controtendenza rispetto all'onnipresente auditel – la possibilità di definire dei Personaggi, nel momento in cui si imposta ad esempio una fascia oraria di programmazione televisiva, o si definiscono le esigenze cui deve rispondere un nuovo programma.

Su chi guarda la televisione, sappiamo in teoria molte cose. Sappiamo il sesso, le età, il livello di scolarizzazione, le modalità di consumo del mezzo, e anche gli stili di vita (secondo le definizioni Eurisko, che suddividono la popolazione italiana adulta, dai 14 anni in su, in base ai comportamento sociali di vita e di consumo). Ma, oltre al fatto che la maggior parte delle volte nella valutazione della programmazione ci si limita ai dati anagrafici di base (età, sesso, scolarizzazione, distribuzione sul territorio: insomma, il “target”), anche entrando nello specifico degli stili di vita siamo sempre in presenza di astrazioni, parametri di riferimento, profili – tipo: non sono persone. E invece è proprio su questo punto che secondo me ci si deve concentrare, soprattutto adesso che i palinsesti, con il satellite e il digitale, si stanno sempre più modellando sul singolo utente: sulle persone.

Mi viene in mente la (facile) battuta che la media non esiste: non è vero che in Italia si mangia un pollo a testa. Ci sarà chi ne mangia due e chi non ne mangia nessuno. La battuta è appunto facile, ma fotografa un punto di debolezza delle analisi dei target televisivi: quello di non tenere conto delle realtà individuali. E questo punto sarà sempre più problematico, adesso che da semplice telespettatore chi consuma la tv si trasforma in lettore (ad esempio delle guide elettroniche ai programmi) e poi ancora in utente (dei servizi interattivi, anche se sul digitale terrestre se ne vedono ancora pochi). Cosa fare allora? Ricorrere proprio alla tecnica di Cooper: costruire – a partire dai dati che già abbiamo sul target – dei Personaggi, per i quali progettare programmi e palinsesti. Non più donne ultra sessantacinquenni a bassa scolarità, ma la signora Gabriella, che ha 75 anni e tiene accesa sempre la tv; che non ha potuto finire le medie, ma che è ancora curiosa della vita; che vuole essere divertita e coinvolta, ma non stordita; e via così.

Non mancano certo gli strumenti per arrivare alla definizione di questi Personaggi, anzi ne abbiamo già tantissimi: basterebbe solo orientarli in questa direzione. E aggiungerne magari qualcuno più specifico, ad esempio per le applicazioni interattive: penso agli studi sul tracciamento oculare, già utilizzati sul web, e che sarebbero credo di grandissima utilità per comprendere come un telespettatore-utente guarda/legge/usa la televisione digitale (per la tv, questi studi finora sono stati utilizzati per capire quali porzioni dello schermo attirino di più lo sguardo del telespettatore negli spot pubblicitari).

Faccio ancora un passo più in là: davanti allo schermo prevale senza dubbio il “brainframe video”, la fascinazione passiva dell'immagine, il coinvolgimento emotivo. Si tratta di un elemento di cui non si può non tenere conto, progettando programmi e palinsesti centrati sull'utente: si può immaginare un emotional user centered design per la tv? Un'interfaccia usabile – perché questo è destinata comunque a diventare la tv digitale, un'interfaccia – che possa anche divertirci e appassionarci, che ci coinvolga emotivamente e che quindi ci disponga in modo più positivo rispetto alle potenzialità del mezzo e magari ad alcune sue difficoltà di utilizzo, così come suggerisce Donald Norman nel bellissimo “Emotional design”?

Ancora una volta credo che in questo ci possa aiutare la tecnica di progettazione di Cooper: che oltre a definire Personaggi e Scenari (cioè concrete situazioni di utilizzo dell'interfaccia-mezzo da parte dei Personaggi), ci permette anche di concentrare la nostra attenzione sugli Obiettivi delle persone per le quali progettiamo. Che non solo soltanto obiettivi pratici (ad esempio, in un programma del mattino presto, essere rapidamente informati su quanto è successo nel mondo) ma anche e fortemente obiettivi “personali” (non avere un risveglio brusco, trovare un ritmo crescente per l'inizio giornata...) e che nel caso della televisione diventerebbero in modo immediato anche coinvolgimento e fascinazione.

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:: chiara 1/09/2006 12:02:00 PM :: permalink
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