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:: 9.12.06 ::

Attimi di panico
Nel passare alla versione beta di Blogger (che bello, finalmente supporta le categorie...), Pretesti ha avuto qualche convulsione: scomparsa di post e archivi e altre amenità. Ora tutto sembra tornato a posto... almeno lo spero!

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:: chiara 12/09/2006 11:17:00 AM :: permalink
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:: 7.12.06 ::
Usabilità personale
Le persone hanno un'interfaccia? Secondo me sì: e può anche essere resa più o meno usabile. Se sorridiamo, siamo più usabili. Se non aggrediamo, siamo più usabili. Se ascoltiamo, siamo più usabili.

Lo so, par quasi che per me la faccenda dell'usabilità sia diventata una fissazione. E forse un po' è davvero così. Perché complicarsi la vita, anche nelle piccole cose come aprire il rubinetto dell'acqua nel bagno di un locale pubblico, se è possibile semplificarla? Se trovo da tempo dissennato dover studiare tutte le volte che mi lavo le mani in un ristorante quale sia la diavoleria che mi permetterà di veder finalmente scorrere l'acqua dal rubinetto (pedale? Vecchio svitamento? Devo metterci le mani sotto?), ora comincio a trovare dissennato anche fare lo slalom tra i segnali di continuo fastidio / irritazione che mi vengono dalle persone con cui sono a contatto tutti i giorni. Facce scure, risposte maleducate o niente risposte, sguardi vacui: ci manca poco – a volte – al sentir ringhiare sommessamente chi abbiamo davanti. Siamo sempre tutti così assorti in noi stessi, nel poco tempo con cui dobbiamo sempre fare i conti, nella fretta, nella fatica. Ecco, trovo che la meditazione possa servire a renderci tutti più usabili. Se io accetto la persona che ho di fronte, in quel momento e in quella situazione; se quindi la ascolto veramente, con la mente sgombra da pensieri precedenti, tracce di incontri passati, magari vecchi rancori; se sorrido ascoltandola (anche se lei non sorride): se faccio tutte queste cose, e vivo quell'istante nella sua pienezza, io divento più usabile. E se io divento più usabile, anche l'altra persona ne verrà influenzata: se è aggressiva la sua rabbia si spegnerà almeno un po', se è cupa forse si rasserenerà per un istante. Attenzione, però: non si deve pensare che tutto questo significhi un'accettazione passiva delle cose e delle persone. “Accettare” davvero significa riconoscere le cose e le sensazioni per quelle che sono: così come a yoga si “accetta” un'asana (e solo allora il nostro corpo scopre quell'asana). Significa accogliere e riconoscere. Non subire: non c'è passività nel riconoscere la realtà. C'è consapevolezza.

Non ci vuole poi molto, a fermarsi e a scacciare reazioni d'abitudine. Io faccio quasi ogni giorno piccoli esercizi: tutti conosciamo qualcuno che ci sta instintivamente antipatico, magari senza una ragione. Io, ad esempio, ho sempre trovato sgradevole la “donna delle uova”: è una signora che una volta alla settimana vende porta a porta in zona formaggi, salumi e uova. Mi sembra una persona untuosa, melliflua, tendenzialmente traffichina: offre cose da mangiare senza etichetta, senza scadenze, che potrebbe comprare – e forse ha davvero comprato – dal pizzicagnolo sotto casa sua, per poi rivenderle a prezzo maggiorato. Da tempo, ho imposto in casa il divieto di acquistare da lei cibo, anche per ragioni igieniche: lei passa e ci prova, fa due chiacchiere, magari vende qualcosa che non si mangia, e in ogni caso certo non mi fa particolare danno. Nonostante questo, mi ha sempre fatto fatica anche solo salutarla. Ecco, questa settimana ho cercato – vedendola - di ripulirmi da queste sensazioni: perché mi deve stare così antipatica? Così l'ho salutata, le ho sorriso (pur continuando a non comprare da lei cose da mangiare): e dopo sono stata meglio. Un piccolo passo: un piccolo passo alla volta, per rendere più usabile tutta la nostra vita.

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:: chiara 12/07/2006 06:49:00 PM :: permalink
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:: 3.12.06 ::
Consapevolezza ... acquatica
Anche se il multitasking è sempre più incalzante, sono tornata a concedermi, il sabato pomeriggio, una pausa assoluta: un'ora di acquarelax. Che, come tutto quanto, ora “condisco” a modo mio.

E' abbastanza curioso che io riesca a non farmi sovrastare dall'enorme elenco di cose da fare, prima e durante il periodo natalizio: anzi a pensarci bene non è curioso, è piuttosto un segno della strada differente che cerco di fare. Mi accorgo che forse dovrei aggiungere o cambiare qualcosa della tagline di Pretesti: ci dovrei infilare anche la parola “benessere”. Anche se forse non è esattamente questo il concetto: ormai quando parliamo di benessere più che altro tendiamo a immaginare palestre dove tutti quanti si suda come matti, orologio sempre sott'occhio, cuore a mille, tiratissimi in completi griffati e attillati. Il mio benessere non ha niente a che fare con questo: è silenzio, quiete, tempo per pensare anzi per non-pensare e per non-fare. Insomma il contrario del multitasking: il suo antidoto, potrei dire. Cerco, in ogni cosa che faccio, di “stare” solo in quella cosa. Ora sono qui a scrivere, e sono solo qui, e solo ora.

E' da un paio d'anni che ho scoperto l'acquarelax: all'inizio solo come effetto collaterale dell'acquagym, nel senso che un'istruttrice di acquagym faceva anche acquarelax, e allora perché non provare?! Direi che si è trattato di amore a prima vista: straordinario, stare in acqua a occhi chiusi, nella piscina calda e buia, sentendo lontana la musica, che ti arriva ovattata in un mondo fatto tutto e solo di sensazioni. E Alessandra, la bravissima istruttrice, che ti fa dondolare nell'acqua, ti trascina e ti culla. Un'esperienza molto particolare: una delle volte in cui l'ho fatta, superata la barriera iniziale del lasciarmi andare, mi sono messa a parlare senza esserne consapevole. Poi mi hanno raccontato cosa ho detto: e insieme alle sensazioni che ricordo di aver provato, sono certa di aver rivissuto la nascita. Del resto, galleggiare così è davvero come tornare al liquido amniotico: e se si pratica con costanza l'acquarelax si comincia anche a stare sott'acqua, sempre più a lungo (con grande sorveglianza da parte di Alessandra: chi si appassiona allo “stare sotto” tende a dimenticarsi di tornare sopra a respirare, o prova a farlo direttamente sott'acqua). Io ora – dopo un intervallo di quasi un anno – sono tornata a concedermi questi pomeriggi di acquatico silenzio: sto anche sott'acqua, in genere davanti a una delle luci della piscina. Attraverso gli occhi chiusi, sento comunque la luce: ed è come una luce interiore, una grande chiarezza e una grande felicità, che fa venire voglia di danzare nell'acqua. Poi, stare un'ora ad occhi chiusi nell'acqua trovo sia un'occasione eccezionale per praticare la meditazione: non credo si tratti di una posizione canonica (anche se spesso riesco a stare sdraiata in shavasana), ma chi se ne importa! Il rilassamento è totale: e la mente diventa cava, si lascia come attraversare dall'acqua. Nessun pensiero si ferma, tutto scorre. Così, io recupero le mie energie: così, posso affrontare tutto il resto. Così poi posso stare ore davanti al pc, controllando la posta mentre cerco un sito e mentre scrivo qualche documento e mentre intanto penso a come strutturare un corso. Ma non più tormentata da questo continuo spostarmi tra una cosa e l'altra, senza mai stare dentro nessuna perché intanto penso alle altre: ora sto in ognuna, e solo in quella mentre la faccio. Mentre sono in acqua ad occhi chiusi, sto solo in acqua: la mia mente è vuota, non ho attaccamento per nessun pensiero. Certo, non ci riesco sempre: a volte qualche pensiero si “attacca” a me, o meglio io gli permetto di attaccarsi. Ma se mi fermo un attimo e mi concentro, riesco a dire “dopo, dopo”: e così anche quel pensiero si allontana in un lieve mulinello d'acqua.

Può servire, tutto questo, a vivere meglio dentro la tecnologia? A non farci sopraffare? A mantenerci saldi, nella consapevolezza di quello che davvero ci succede e che è importante nel momento in cui ci succede? Io spero e credo di sì.

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:: chiara 12/03/2006 10:15:00 AM :: permalink
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