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:: 26.12.06 ::

Un'amorevole gentilezza
E' difficile, in questi tempi multietnici e multireligiosi – che sono benevenutissimi, naturalmente – condividere davvero una festa come il natale (che scrivo con la minuscola non a caso: volendo indicare così l'evento “ di festa”, non necessariamente cattolico). Si polemizza su alberi addobbati, su presepi, su formule di augurio più o meno adeguate: insomma si trova occasione di litigare anche in questa circostanza.

Forse però una strada possibile esiste, per condividere lo spirito del natale: ovvero – per me – di una festa serena, in cui lasciare il cuore finalmente libero di respirare e di sentire. Una strada per non farsi condizionare da questo o quell'approccio, per sentirsi magari tutti vicini, indipendentemente dalle fedi praticate. Sto parlando della meditazione di metta, la pratica di “gentilezza amorevole” che è una delle tecniche di meditazione di consapevolezza. Che può toccare nel profondo, svelando sentimenti che tutti abbiamo dentro, ma di cui così spesso non siamo consapevoli. A parte utilizzarla come antidoto ad attacchi d'ira o a stati perduranti di rancore (quanti di noi ne sono affetti?!), la meditazione di metta ci avvicina gli uni agli altri, ci fa sentire parte correlata di un tutto.

Si può cominciare così, immaginando qualcuno che ci vuole bene in modo incondizionato, percependo il suo abbraccio e il suo affetto: indipendentemente dai nostri meriti o dalle nostre mancanze, questa persona ci ama “così come siamo”. Se questa persona non c'è (non è facile da incontrare, l'amore incondizionato), proviamo ad immaginarla. Poi diventiamo fonte di questi stessi sentimenti: proviamo ad amare noi stessi in modo incondizionato. Accettiamo noi stessi, amiamoci (anche questo non è facile: il senso di colpa, l'autocritica continua e l'insoddisfazione sono il nostro pane quotidiano). Quando ci sentiamo immersi in questo flusso positivo, come cullati da esso, proviamo ad espanderne il campo: pensiamo a qualcuno a cui vogliamo bene, includiamolo/includiamoli in questa percezione, culliamoli nella nostra amorevole gentilezza. Poi allarghiamo il campo ancora di più: alle persone con cui abbiamo relazioni neutre o che non conosciamo molto bene o di cui magari abbiamo solo sentito parlare. Culliamoli tutti, augurando loro ogni bene. Il passo successivo è pensare alle persone con cui abbiamo conflitti, che tendiamo a considerare come nemici più che amici: non si tratta di perdonarli, ma di pensare che anche loro hanno il desiderio di essere felici e al sicuro, circondati dal cerchio dell'amore incondizionato. Proviamo ad augurare anche a loro questa felicità e questa sicurezza. E così via... questo cerchio – se ne siamo capaci – può arrivare a racchiudere ogni essere umano, ogni essere vivente, e anche il nostro pianeta tutto e l'universo.

Troppo difficile? Forse, cominciare a a pensare che il nostro condomino che ci butta regolarmente l'acqua sul terrazzo non è un mostro di insensibilità, ma che invece ha desideri e timori e speranze proprio come noi, è un piccolo passo nella giusta direzione. Un passo più significativo di tante corse tra negozi, alla caccia degli ultimi regali.

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:: chiara 12/26/2006 11:59:00 AM :: permalink
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